Il Denaro

28 agosto 2010 – Mimmo Jodice nasce nel 1934 a Napoli dove risiede. Dopo alcune esperienze con il disegno, la pittura e la scultura, a partire dall’inizio degli anni Sessanta focalizza il suo impegno, in maniera radicale e definitiva, sulla fotografia.

il_denaroAl 1967 risale la sua prima mostra personale, che si tiene alla Libreria La Mandragola di Napoli, presentata da Antonio Napolitano e nello stesso anno, nell’edizione italiana della rivista americana “Popular Photography”, è pubblicata per la prima volta una sua immagine. Già da allora, si rivela fondamentale nel suo processo creativo il lavoro svolto in camere oscura, dove l’autore imprime alla registrazione del dato oggettuale, ulteriori, e talvolta irriproducibili, manipolazioni (in una intervista parla di “alchimia del”. All’urgenza di impegno politico che segna l’Italia degli anni Settanta, Jodice aderisce con un corpus di opere di impegno sociale, nelle quali il tema del Meridione viene riproposto in una chiave medita, con immagini “ben costruite”, investite della potenza di simboli, seppure frutto di una esperienza diretta, esercitata sul campo.

Nel 1970 Jodice è invitato a tenere corsi sperimentali presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli dove, istituita la cattedra di Fotografia, insegna sino al 1994. Le sue fo¬tografie vengono definite “metafisiche” e la sua ricerca è interpretata come un lavoro di autoanalisi dal quale affiora il dato surreale della vita di tutti i giorni. Nonostante gli attraversamenti nelle varie capitali del mondo Mimmo Jodice prosegue il suo itinerario entro i confini di Napoli, la città dove, pur denunciandone le difficoltà, sceglie di continuare a vivere. Le immagini che ne derivano sono oggetto di alcune mostre, tra le altre, La città invisibile al Museo di Castel Sant’Elmo a Napoli del 1990 presentata da Germano Celant Gradualmente prende corpo nel lavoro di Mimmo Jodice una raccolta di opere identificate con il titolo di Mediterraneo, nelle quali ricordi individuali, memoria collettiva si combinano in un affresco della cultura grecoromana, la cui storia e i cui miti sono restituiti nel personale linguaggio dell’autore. Sue mostre personali si tengono in seguito in altri spazi pubblici, tra gli altri, al Museum of Modern Art di Wakayama in Giappone e alla Casa della Fotografia di Mosca nel 2003, al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto a Rovereto nel 2004 e al Museo di Capodimonte a Napoli nel 2008. Nel 2003 è stato insignito del Premio Feltrinelli per la prima volta assegnato alla Fotografia. “Figure del Mare” è il titolo della mostra fotografica di Mimmo Jodice, allestita presso la Certosa di San Giacomo a Capri.

La curatrice Roberta Valtorta, studiosa di fotografia, ha scelto le Stanze del Priore per l’esposizione circonfusa dall’appassionante cornice caprese. Dal lungo lavoro sulla complessità del paesaggio contemporaneo e sulle grandi città di molte parti del mondo, all’approfondimento del tema dell’archeologia, dell’arte antica, della cultura del Mediterraneo, fino alla narrazione del mare come luogo assoluto, l’opera di Jodice, vasta e intensa, attraversa più di quattro decenni. Questa mostra, in collaborazione con il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo raccoglie la riflessione più profonda e più recente dell’artista, nella quale due grandi temi si intrecciano: la visione del mare come luogo del vuoto, dell’assenza di paesaggio, del silenzio, della sospensione temporale come risposta al caos della vita contemporanea; la persistenza del passato nel presente, attraverso la rappresentazione di frammenti di corpi e di volti di sculture della classicità, resti dell’antica civiltà del Mediterraneo che il mare stesso si è incaricato di conservare, rimodellare e infine restituirci.

Il Mediterraneo, ventre e laboratorio di storia e di cultura, è per Jodice un luogo sentimentale e mentale che gli permette di portare a piena espressione, nella stagione della maturità, la coincidenza tra immagine ed emozione che aveva caratterizzato le irrequiete ricerche dei suoi esordi. Il titolo della mostra indica non solo la plasticità di questi antichi volti e corpi restituiti dall’acqua, ma anche il mare stesso come vera e propria figura che appartiene al pensiero e alla visionarietà di Jodice, artista lontano da un’idea di fotografia come strumento descrittivo e documentario e invece da sempre sostenitore di un tipo di immagine carica di memoria, ricca delle molte forme dell’arte, orientata verso un sentimento metafisico della realtà visibile.

Pasqule Lettieri

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