fotographia

Settembre 2010 – La scorsa estate 2009, tutto è cominciato con Wilhelm von Gloeden, e ne abbiamo riferito sul nostro numero di settembre 2009. Questa estate, l’entusiasmante esperienza si è ripetuta, in toni altrettanto opportuni, con Mimmo Jodice. Ancora un progetto fotografico della Fondazione Capri, impegnata a ristabilire un equilibrio culturale e di alto profilo sull’isola, con iniziative che prevedono anche la consistente presenza di fotografia di qualità: formale e di contenuti.

Inaugurata a luglio, oltre a rappresentare un significativo spaccato dell’opera dell’autore, la selezione Figure del mare, di Mimmo Jodice, a cura di Roberta Valtorta, ribadisce l’allineamento tra forma e contenuto, che troppo spesso manca alla fotografia contemporanea. Le fotografie di Mimmo Jodice, prima di tutto. Dalla colta presentazione: «Il Mediterraneo, ventre e laboratorio di storia e di cultura, è per Mimmo Jodice un luogo sentimentale e mentale che gli permette di portare a piena espressione, nella stagione della maturità, la coincidenza tra immagine ed emozione che aveva caratterizzato le irrequiete ricerche dei suoi esordi.

mimmo jodiceIl titolo della mostra, Figure del mare, indica non solo la plasticità di questi antichi volti e corpi restituiti dall’acqua, ma anche il mare stesso come vera e propria figura che appartiene profondamente al pensiero e alla visionarietà di Jodice, artista lontano da un’idea di fotografia come strumento descrittivo e documentario e invece da sempre sostenitore di un tipo di immagine carica di memoria, ricca delle molte forme dell’arte, orientata verso un sentimento metafisico della realtà visibile».

Quindi, a completamento, l’allestimento scenografico, non certo in subordine; anzi, è il caso di affermare quanto sia vero l’esatto contrario. Riunita anche in un avvincente volume-catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale (120 pagine 23,5×27,5, cartonato; 25,00 euro), la consistente selezione ripercorre con garbo e competenza la fotografia di Mimmo Jodice.

Ci scusi l’autore e ci perdoni la curatrice, ma è il caso di sottolineare come quello delle immagini sia un territorio noto e frequentato… mentre. Mentre l’allestimento scenico, nelle Stanze del Priore, della Certosa di San Giacomo, di Capri, con finestre che si aprono su visioni idilliache e ampi spazi che permettono di compiacersi appieno delle immagini, aggiunge il valore e lo spessore di un accostamento paesaggistico e ambientale non certo secondario.

Nello specifico dell’eccezionale esposizione di Capri, Figure del mare, di Mimmo Jodice, si arricchisce di un allestimento che accarezza le stampe presentate alle pareti e accompagna il visitatore in una atmosfera paradisiaca, che allinea i soggetti delle fotografie al paesaggio che si rivela dalle finestre delle sale, affacciate su un mare, una natura e luci che aggiungono il sapore della realtà. Per non parlare, poi, delle sale spoglie, ma vive e palpitanti, che fanno da avvincente cornice.

Insomma, fotografie che non soltanto si guardano, così come le si possono aver viste in tante altre occasioni, ma si respirano e si sentono respirare: dalla loro superficie, che ha fermato il Tempo e fissato lo Spazio, si approda allo scorrere degli istanti delle proprie vite personali, con emozioni palpitanti e coinvolgimento senza pari.

Capri e la Certosa di San Giacomo introducono una visione sull’opera fotografica di Mimmo Jodice che accompagna l’osservatore al di là di una linea di demarcazione che la fotografia inevitabilmente introduce: dicotomia tra il suo essere raffigurazione (e rappresentazione) e non realtà. Invece, alla Certosa di San Giacomo, le fotografie di Mimmo Jodice sottolineano quanto intimo sia il viaggio di ogni autore, e quanto intima dovrebbe essere l’osservazione delle sue opere. Libertà di espressione e pensiero.

Esperienza unica, che fa rimpiangere di non poter presentare più spesso la fotografia in cornici ambientali altrettanto coerenti e coinvolgenti. Una esperienza che vale la pena vivere. Beati coloro i quali hanno potuto viverla (noi tra questi); auguri alla Fondazione Capri per il successo della missione che si è prefissata, e che affida anche alla fotografia il proprio destino.

di Angelo Galantina

Una voce poco fa

Difficile vedere immagini che si integrano in armonia così perfetta in uno spazio da sembrare create proprio per quell’ambiente. La Certosa di San Giacomo, a picco sul mare, bianchissime stanze che si rincorrono, è esaltata dalle fotografie di Mimmo Jodice. Figure del mare, a cura di Roberta Valtorta, è un’accurata selezione fra le centinaia di riprese che Jodice ha realizzato nel corso degli anni. Ma, Jodice non è certo un illustratore per belle “cartoline” di lusinga visuale; al contrario, è un acuto analista di luoghi, dettagli, particolarità, sfuggevoli atmosfere che solo lui sa scoprire. E in quell’ambiente, in quelle stanze le sue immagini acquistano una qualità ancora più sensibile che in qualsiasi altro spazio espositivo. E a dire il vero, la sensazione non è di una esposizione, piuttosto di una magia che ha arricchito le pareti con dei bianchi e neri purissimi, di un silenzio e di una tranquilla pace trasportata dal mare – per chi lo ama veramente e si riempie gli occhi e l’anima della sua misteriosa malia.

In quelle immagini si ritrova, inoltre, la storia, sussurrata e per metafore, del Mediterraneo e mi chiedo: quanto noi lo conosciamo questo nostro immenso mare? Oh, sì, i pescatori si avventurano in caccia di sopravvivenza; le navi lo attraversano cariche di merci e di turisti; affolliamo le spiagge dall’una e l’altra sponda; visitiamo città e rovine del passato, ma come lo conosciamo? Le sublimi immagini di Mimmo Jodice ci suggeriscono, soprattutto, due messaggi: la fotografia è ammirevole nutrimento della mente e dell’animo quando è autentica arte; l’artista sa vedere per noi e stimolarci per nuove avventure.

Giuliana Scimé

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